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Cassazione: mancato/ritardo rilascio della dichiarazione di conformità impianti

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Con un recente verdetto la Corte di Cassazione (ordinanza n. 34785/2023) ha dovuto affrontare la questione del mancato rilascio della dichiarazione di conformità da parte dell’impresa installatrice per mancato pagamento.

IL FATTO

L’impresa, dopo aver completato i lavori di ristrutturazione, non avendo ricevuto una parcella di 36.000 euro da parte del committente,  inizia una controversia legale per il mancato pagamento.

Il committente dei lavori, riceve il decreto ingiuntivo per il pagamento avanzato dall’impresa, ma a questo punto sollevava un punto interessante: la mancata consegna dei certificati di conformità degli impianti elettrico ed idraulico.

Si giunge in tribunale con una richiesta di risarcimento da parte del committente di 30mila euro. Ma il giudice di primo grado, pur obbligando il committente a versare all’impresa una quota di quanto dovuto ridotto, condannava l’impresa stessa a versare 17.675 euro al committente.

L’APPELLO

L’impresa presentava quindi appello, sostenendo di aver già prodotto le certificazioni. La Corte di Appello riduceva il risarcimento, ma la questione centrale rimaneva: il ritardo nella presentazione della documentazione e la mancanza di prova del danno subito dal committente. Quest’ultimo ricorreva, infine, in Cassazione.

LA CORTE DI CASSAZIONE

La Corte di Cassazione annulla la sentenza di appello rinviando il tutto a nuovo giudizio per il ricalcolo del danno. Gli ermellini sottolineano l’errore nel basare la decisione su elementi non regolarmente introdotti in giudizio. La pronuncia rivela un punto cruciale: il risarcimento deve essere proporzionato al danno effettivo causato dalla mancata emissione delle certificazioni.

IL RISARCIMENTO SECONDO GLI ERMELLINI

La Suprema Corte stabilisce che il risarcimento deve considerare l’effettivo pregiudizio subito a causa del mancato rilascio delle certificazioni.

Tre situazioni possono delinearsi:

  • certificazioni rilasciate con ritardo: il risarcimento è limitato al pregiudizio subito per il ritardo;
  • certificazioni non rese disponibili: il risarcimento copre il costo per ottenere le certificazioni da un’altra impresa;
  • impossibilità di ottenere certificazioni (ad es. per non conformità degli impianti): il risarcimento deve essere pari al costo dei lavori solo se gli impianti non possono ottenere le certificazioni.

Questa ordinanza offre chiarezza su come affrontare il danno derivante dalla mancata emissione dei certificati di conformità impianti, definendo i criteri  per una giusta liquidazione del risarcimento.

Molti operatori del settore sottovalutano l’importanza di questa documentazione e anche gli stessi committenti ne ignorano il valore e la rilevanza, ma se ci si trova di fronte a persone che un pò ne capiscono ci si può trovare in situazione sicuramente spiacevoli.

Il rilascio della dichiarazione di conformità dell’impianto  costituisce un atto ufficiale che attesta la conformità di detto impianto alle normative in vigore e come tale deve essere consegnata al cliente ogni volta che si termina un lavoro.

LEGGI LA SENTENZA

1 COMMENT

  1. Con questa sentenza abbiamo capito che la conformità dell’impianto costituisce il termine dei lavori . Ma resta il fatto che l’azienda o il piccolo artigiano non ha nessuna tutela , solo affrontando una causa con i relativi costi e tempi che si adottano in Italia , le nostrre associazioni di categoria ” contano poco oppure nulla”

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