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Distanza canna fumaria pericolosa

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La Cassazione fa chiarezza sulla valenza di un regolamento che stabilisce le distanze tra costruzioni.

Con la sentenza 20357/2017, pur dando ragione alla proprietaria della canna fumaria, la Cassazione ha ribadito il principio delle tutele che prevalgono sulle regole urbanistiche, prima tra tutte quella della salute e della sicurezza.

La Cassazione chiarisce quindi che bisogna sempre garantire ai vicini la sicurezza e la qualità dell’aria.

La vicenda, si avvia, in un piccolo centro della riviera ligure di levante, con un  contenzioso giudiziario nel lontano 1999, forti del parere della Asl.

Il proprietario di un immobile aveva realizzato in corrispondenza del confine della proprietà del vicino un nuovo volume per collocarvi la caldaia del riscaldamento, con una canna fumaria esterna, violando però le distanze legali dai confini e causando immissioni di fumi ed odori molesti nella proprietà del vicino.

Il vicino conveniva in giudizio il proprietario dell’immobile chiedendo di ripristinare lo stato dei luoghi e cessare immediatamente ogni immissione tossica. Il Tribunale si pronunciava a favore del vicino, ordinando la rimozione della canna fumaria e la demolizione degli ampliamenti realizzati al locale caldaia.

Il proprietario dell’immobile presentava ricorso in appello contro la sentenza di primo grado, ma la Corte territoriale respingeva il gravame.

E anche la Corte d’appello di Genova (nel 2013!) decide sulla stessa linea, precisando che il Tribunale bene aveva fatto a rilevare la norma generale del Puc comunale che prevedeva il rispetto delle distanze minime tra costruzioni dettata dal Codice civile (articolo 873), cioè di tre metri. Inoltre non era applicabile il principio di “prevenzione”(1) quando, come nel caso di specie, era prevista una norma di piano regolatore contenente la distanza minima dai confini.

Per la cassazione della sentenza di appello veniva presentato ricorso.

Sentenza Corte di Cassazione n. 20357/2017

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 20357/2017 si esprime sul ricorso presentato dal proprietario dell’immobile.

Innanzitutto il ricorrente contesta la decisione della Corte d’appello, che avrebbe applicato la normativa urbanistica vigente all’epoca dei fatti e non quella, più favorevole, vigente al momento del giudizio.

Gli ermellini hanno ritenuto che in tema di distanze legali nelle costruzioni, qualora sopravvenga una disciplina normativa meno restrittiva, l’edificio in contrasto con la regolamentazione in vigore al momento della sua ultimazione, ma conforme alla nuova, non può più essere ritenuto illegittimo, cosicché il confinante non può pretendere l’abbattimento o, comunque, la riduzione alle dimensioni previste dalle norme vigenti al momento della sua costruzione.

Nel momento in cui si è accertato che le norme tecniche di attuazione del PUC, attualmente vigente nel Comune, non contengono una espressa previsione sulla distanza minima delle costruzioni dal confine, risulta fondata la tesi difensiva del ricorrente secondo cui egli avrebbe potuto, in applicazione del principio di “prevenzione temporale”, costruire sul confine “in aderenza”.

Pertanto, da un punto di vista urbanistico, la Corte di Cassazione si è espressa a favore del proprietario dell’immobile, cassando la sentenza d’appello.

I giudici, nonostante abbiano accolto il ricorso, colgono l’occasione per ribadire la necessità di applicazione dell’art. 890 cc, secondo cui bisogna preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza.

In difetto di una disposizione regolamentare, come nel caso in esame, si ha pur sempre una presunzione di pericolosità, seppure relativa, che può essere superata solo ove la parte interessata al mantenimento del manufatto dimostri che mediante opportuni accorgimenti può ovviarsi al pericolo od al danno del fondo vicino.

In pratica colui il quale installa una caldaia o costruisce una canna fumaria in aderenza ad un’altra abitazione deve sempre garantire ai vicini la sicurezza e deve assicurasi che siano rispettati gli standard minimi relativi alla qualità dell’aria.


(1) In materia di distanza delle costruzioni dai confini, la legge si ispira al principio della prevenzione temporale, basato sugli artt. 873, 874, 875 e 877 del cc, secondo cui il proprietario che costruisce per primo determina, in concreto, le distanze da osservare per le altre costruzioni da erigersi sui fondi vicini.
Il diritto di prevenzione prevede che chi costruisce per primo su di un fondo contiguo ad un altro ha una triplice possibilità su come realizzare l’opera:
  1. costruire sul confine: di conseguenza il vicino potrà costruire in aderenza o in appoggio
  2. costruire con distacco dal confine: cioè alla distanza di un metro e mezzo dallo stesso o a quella maggiore stabilita dai regolamenti locali; in tal caso il vicino sarà costretto a costruire alla distanza stabilita dal codice civile o dagli strumenti urbanistici locali
  3. costruire con distacco dal confine ad una distanza inferiore alla metà di quella totale prescritta: in tal caso, il vicino può costruire in appoggio, chiedendo la comunione del muro che non si trova a confine, oppure in aderenza

Clicca qui per scaricare la sentenza di Cassazione n. 20357/2017

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